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Sicilia da gustare

Fava larga di Leonforte - presidio Slow Food siciliano

 

Quanto vale il sapore del tempo?

A chi serve, veramente, ricordare il gusto di quei piatti, semplici e rustici, che la gente consumava un tempo, e che stanno per essere spazzati via dalla continua accelerazione del mercato globale?

Perché continuare a legarsi a un passato che non assomiglia più all'immagine della società che stiamo costruendo?
Nostalgia? Folclore?

C'è molto di più, in realtà.

La cultura gastronomica siciliana, così come quella di tutte le altre comunità italiane, racconta al mondo la storia viva dell'equilibrio che ha permesso all'Uomo di convivere in armonia con una terra generosa e severa allo stesso tempo.

L'uso non intensivo ma razionale delle risorse naturali, la consapevolezza di non essere i proprietari della terra, ma piuttosto suoi ospiti, l'abitudine ad affrontare quotidianamente le sfide della Natura, accontentandosi di aspettare i suoi tempi, per raccoglierne solo i frutti migliori.

Questa è l'immagine dell'Uomo che sta sbiadendo: l'umanità che guida il proprio destino illuminata dall'amore per i propri figli sta lentamente cedendo il posto a una società market driven per usare un termine caro agli studiosi di marketing.

Oggi tutto sembra avere un prezzo... ma non è così.
I nostri figli non potranno comprare il proprio futuro al supermercato né potranno scaricare la felicità da internet.

L'uso delle mani, la capacità di plasmare la materia per esprimersi: questo è un tesoro preziosissimo e delicato.
L'artigianato, così come l'arte, non è soltanto un'espressione dell'ingegno dell'Uomo: è lo strumento attraverso cui l'essere umano applica le proprie capacità alla soluzione concreta di problemi quotidiani, migliora la propria vita, costruisce un mondo più abitabile.

Tutto ciò si esprime in modo ancora più intenso nell'artigianato gastronomico, in cui il valore dell'abilità si somma al valore del RACCONTO:

Da L'eco del gusto
...
" Dalla cucina, la signora Santina, la moglie del professore, portò un vassoio con il dessert che lei stessa aveva preparato: biancomangiare alle mandorle. Sulla forchettina d’argento, quella crema semisolida e bianca profumava di cannella e di mandorle. Era deliziosa.

'Lo sente il tempo?', disse Jean. 'Capisce cosa intendo? Qui in Sicilia il cibo ha il gusto di un tempo più umano. Se lo sai ascoltare ti racconta l’amore, la calma e la sapienza con cui è stato preparato. Qui la gente non ha fretta di consumare la vita. Al contrario cucina con calma e lascia che il tempo compia la sua magia'."